
Alessandra Capelli è una professionista poliedrica, con un approccio multidisciplinare al benessere e alla crescita personale. Psicologa, filosofa e antropologa, è anche Coach certificata ICF, counselor e praticante di mindfulness. Il suo lavoro si concentra sull’equilibrio tra mente e corpo, con particolare attenzione allo sviluppo psicologico e alla consapevolezza. In questa intervista, ci racconta il suo percorso, la sua visione dello sport e dell’educazione, e il ruolo cruciale che il benessere mentale gioca nella vita di ognuno di noi.
FS: Alessandra, ci racconti il tuo percorso e cosa ti ha portato a specializzarti in questi ambiti?
AC: Il mio percorso nasce da un’esperienza particolare: da bambina ero spesso malata e passavo le giornate a leggere, dalla mattina alla sera. Ho iniziato quindi da una condizione di svantaggio, ma ogni volta che mi sono trovata in difficoltà, ho scommesso su me stessa per trasformare quella condizione in una risorsa. Questo è stato il mio cammino.
FS: Quanto è importante lo sport per lo sviluppo psicologico dei ragazzi?
AC: È fondamentale. Per i ragazzi, il movimento non è solo un modo per scaricare le energie nervose, ma anche un elemento essenziale per l’equilibrio dell’organismo. Inoltre, lo sport rappresenta un momento di aggregazione, in cui possono mettersi alla prova, scoprire il proprio valore, correre, ridere ed essere semplicemente se stessi. Lo sport è un’esperienza formativa straordinaria, e io lo consiglierei in tutte le scuole, fin dai primi anni di vita.
FS: Quali sono i benefici dello sport sulla salute mentale dei più giovani?
AC: Se ci concentriamo sulla salute mentale, lo sport è particolarmente raccomandato per contrastare le tendenze depressive. Alla base di molta rabbia e di tanti squilibri emotivi dei giovani c’è spesso una depressione latente, accompagnata dalla paura di sentirsi invisibili, di non essere considerati, di non avere un’identità definita. Il movimento e lo sport aiutano a ristabilire un contatto con il proprio corpo e a riscoprire il piacere di essere vivi. L’intelligenza non è confinata solo nel cervello, ma è ovunque: nelle mani, nei piedi, nello stomaco, nella schiena. Muoversi significa sentire il proprio corpo e vivere un’esperienza straordinaria.
FS: Quali segnali indicano che un giovane atleta sta vivendo lo sport con troppa ansia o stress?
AC: Innanzitutto, si può notare un abbassamento della performance. Spesso compaiono momenti di grande rabbia, abbandoni improvvisi o comportamenti di evitamento. Il ragazzo potrebbe iniziare a denigrare lo sport o a sviluppare alterazioni nelle sue funzioni fisiologiche, come disturbi del sonno e dell’alimentazione. Quando lo sport smette di essere un’espressione libera della propria essenza e diventa solo un altro obbligo, un ulteriore sforzo da compiere, significa che il carico di pressioni esterne è eccessivo. Viviamo in una società che chiede troppo ai ragazzi, senza lasciargli mai tempo libero. Un tempo che una volta si trascorreva con la propria fantasia e i propri sogni. Lo sport dovrebbe tornare a essere un momento di gioia, non un campo di battaglia in cui si è costantemente messi a confronto con qualcuno che sembra migliore di noi.
FS: Un genitore come può supportare il figlio senza mettergli pressione?
AC: Io credo che si debba stare con i ragazzi, non contro di loro. Molti genitori spingono i figli oltre misura perché, inconsciamente, si sentono insoddisfatti o irrealizzati e trasferiscono sui ragazzi le proprie aspettative. Ma questo è profondamente ingiusto. I ragazzi hanno il diritto di vivere la loro vita, non di diventare il riflesso dei sogni irrealizzati dei genitori. Avere figli che fanno sport è meraviglioso, perché lo sport non coinvolge solo il corpo, ma anche la psiche e la socialità. È un’esperienza che aiuta a costruire l’identità personale e il senso di appartenenza a un gruppo, aspetti fondamentali per la crescita.
FS: Qual è il ruolo dell’allenatore nel benessere psicologico del giovane atleta?
AC: L’allenatore dovrebbe essere una figura che suscita motivazione e partecipazione, che incoraggia il ragazzo a essere se stesso e ad accettare anche la sconfitta. È importante imparare a perdere, perché non è necessario vincere sempre. Un buon allenatore aiuta a far comprendere che lo sport deve essere amore, non una lotta per schiacciare gli altri e arrivare primi a tutti i costi.
FS: Quanto è importante l’equilibrio mentale per mantenere un’alimentazione corretta, soprattutto per chi pratica sport a livello agonistico?
AC: Sport e alimentazione sono strettamente collegati, sono come fratelli gemelli. È fondamentale seguire un’alimentazione equilibrata e sana, che comprenda tutti i nutrienti necessari, senza eccessi ma anche senza restrizioni rigide. Alcuni sport, come la danza o altre discipline che richiedono corpi molto performanti e magri, possono essere associati a disturbi dell’alimentazione. D’altro canto, in alcune famiglie dove manca una cultura alimentare adeguata, c’è la tendenza a incoraggiare un’alimentazione eccessiva, con il rischio di favorire l’obesità. Questo può avere un impatto negativo sulla voglia di praticare sport, perché il corpo diventa più impacciato e l’energia fisica si riduce in proporzione all’aumento della massa corporea, rendendo il movimento più faticoso.
FS: C’è una frase o un principio guida che segui nel tuo lavoro?
AC: Io seguo l’amore. Quando lavoro con i ragazzi, cerco di ascoltarli profondamente, soprattutto quando non parlano. Ho notato che molti di loro si vergognano di raccontare chi sono o di ammettere i propri errori. Ma l’amore è quello che ti accoglie anche quando sbagli, che ti invita a non vergognarti e a ricominciare daccapo. Nel mio lavoro, come in tanti altri, si commettono errori. Ma l’onestà di ammetterli e condividerli è un valore fondamentale. Se un ragazzo vede che anche l’adulto può sbagliare, capisce che l’errore non è la fine, ma una parte naturale della crescita. Oggi, per esempio, sono stata dai miei genitori, che hanno 94 e 95 anni. Ho portato loro delle frittelle e ho raccontato tante storie per farli sorridere. Perché, a qualsiasi età, si può continuare a imparare e a vivere con entusiasmo.
FS: Alessandra, grazie per questa conversazione.
AC: Grazie a te, è stato un grande piacere.
Alessandra Capelli
Psicologa e Psicoterapeuta, Filosofa e Antropologa, Life Coach e Counselor Relazionale,
Istruttore Mindfulness e di Qi Gong.
Si occupa di percorsi di terapia individuale e di gruppo, di crescita personale, di
orientamento e di autorealizzazione. Tratta Disturbi Alimentari, Ansia e Depressione,
Disturbi Ossessivo-compulsivi.
Tel 333 5900700 / www.alessandracapelli.com