
Andrea Razzolini è un allenatore di calcio con un’esperienza consolidata nel settore giovanile. Dopo un percorso come secondo allenatore e diverse esperienze con squadre dilettantistiche, ha sviluppato un metodo basato sulla crescita dei ragazzi, sia dal punto di vista tecnico che educativo. Attualmente allena la categoria Pulcini presso la Virtus Rifredi, dove si dedica con passione alla formazione dei giovani calciatori.
FS: Ci racconta il suo percorso? Come è diventato allenatore di calcio?
AR: Ho iniziato il mio percorso da allenatore nel 2010 come secondo allenatore a Scarperia in seconda categoria .Ho ricoperto questo ruolo per due stagioni, poi sono passato alla San Piero a Sieve, come secondo di D’Apolito . Dopo una breve pausa, nel 2014 ho conseguito il patentino da allenatore dilettante a Firenze. Da lì ho iniziato ad allenare il settore giovanile del San Lorenzo, occupandomi di diverse categorie, dai 2006 ai 2009, fino a diventare primo allenatore. Successivamente, ho avuto l’opportunità di entrare nella Virtus Rifredi, dove attualmente alleno i Pulcini 2014.
FS: Qual è la parte più bella e quella più difficile del suo lavoro?
AR: La parte più bella è vedere la crescita dei bambini: quando vedi che migliorano, che mettono in pratica ciò che insegni e che acquisiscono sicurezza in campo, è una grande soddisfazione. La parte più difficile è riuscire a trasmettere loro l’esperienza e le competenze in modo efficace, adattandosi ai diversi caratteri e livelli di apprendimento.
FS: Cosa significa per lei allenare bambini e ragazzi?
AR: Allenare i bambini è molto più complesso rispetto agli adulti. Ogni bambino ha la sua storia, il suo carattere, e spesso anche situazioni personali che influiscono sul suo modo di stare in campo. Serve tanta pazienza, empatia e capacità di comunicazione. Non puoi essere troppo rigido, ma devi trovare il modo giusto per correggerli senza farli sentire sbagliati.
FS: Quali valori cerca di trasmettere ai suoi ragazzi attraverso il calcio?
AR: Oltre agli aspetti tecnici, il calcio deve essere una scuola di vita. Trasmetto il rispetto per i compagni, per l’allenatore, per gli avversari e per le regole. È importante insegnare la responsabilità, la puntualità e l’impegno. Per esempio, chiedo ai bambini di comunicarmi direttamente se non possono venire agli allenamenti, senza passare dai genitori, così imparano a prendersi le loro responsabilità.
FS: Come si gestisce un gruppo eterogeneo con ragazzi di caratteri e capacità diverse?
AR: Organizzo gli allenamenti in gruppi omogenei per livello, in modo da proporre esercizi adatti alle capacità di ciascuno. Tuttavia, cerco anche di integrare gradualmente i bambini meno pronti nei gruppi più avanzati, per stimolarli senza metterli in difficoltà. È importante che nessuno si senta escluso e che tutti abbiano l’opportunità di crescere.
FS: È più importante per lei vincere o crescere come giocatori e persone?
AR: La crescita viene prima di tutto. Ho un gruppo che è abituato a vincere e quando perde si demoralizza. Cerco di insegnare loro che l’importante è dare il massimo, indipendentemente dal risultato. Se l’altra squadra è più forte, si accetta la sconfitta con rispetto e si lavora per migliorare.
FS: Come si motiva un bambino che si sente insicuro o che ha paura di sbagliare?
AR: Bisogna dargli fiducia e fargli capire che sbagliare è parte del percorso. Quando un bambino è insicuro, lo incoraggio e lo aiuto a concentrarsi su ciò che sa fare bene, invece di fissarsi sugli errori. Il supporto del gruppo è fondamentale: insegno ai compagni a incoraggiarsi a vicenda, senza mai dare la colpa a qualcuno per un errore.
FS: Come si affrontano eventuali tensioni o litigi tra compagni di squadra?
AR: Nel mio gruppo non tollero atteggiamenti negativi tra compagni. Se qualcuno sbaglia, deve essere incoraggiato, non criticato. Lavoriamo molto su questo aspetto: se noto tensioni, ne parlo subito con i ragazzi per chiarire e rafforzare il senso di squadra.
FS: Qual è il ruolo dei genitori nella crescita sportiva dei ragazzi? Cosa consiglierebbe loro?
AR: I genitori hanno un ruolo importante, ma devono rispettare il lavoro dell’allenatore. Purtroppo, alcuni genitori vedono il calcio solo come una competizione e mettono pressione ai figli. Io cerco di essere chiaro fin dall’inizio: il rispetto delle regole viene prima di tutto, e il bambino deve essere autonomo nel gestire il rapporto con l’allenatore.
FS: Quanto è importante l’alimentazione e la preparazione atletica per i giovani calciatori?
AR: Sono fondamentali. Un bambino che mangia male o dorme poco avrà meno energie e farà più fatica ad allenarsi. Anche la preparazione atletica deve essere adeguata all’età: bisogna lavorare su coordinazione, agilità e resistenza senza carichi eccessivi.
FS: Che ruolo ha lo sport nella prevenzione di problemi fisici e psicologici nei ragazzi?
AR: Il calcio aiuta i ragazzi a sviluppare non solo il fisico, ma anche la disciplina e l’autostima. Li tiene impegnati, li aiuta a gestire le emozioni e a socializzare. È una valvola di sfogo che previene molti problemi, sia fisici che psicologici.
FS: Come si può educare i ragazzi al rispetto delle regole e degli avversari attraverso il calcio?
AR: Con l’esempio e con regole chiare. Se insegni che bisogna fermarsi quando la palla esce o accettare le decisioni dell’arbitro senza protestare, i ragazzi lo interiorizzano. Il problema è che non tutti gli allenatori danno la stessa importanza all’educazione sportiva, e questo può creare confusione nei bambini.
FS: Ha un aneddoto particolare o un momento speciale vissuto con i suoi ragazzi?
AR: Ci sono tanti momenti belli, ma quelli che mi danno più soddisfazione sono quando vedo un bambino che migliora e prende fiducia in sé stesso. Ricordo un bambino molto timido che aveva paura di giocare. Con il tempo, grazie al lavoro di squadra, è riuscito a superare le sue insicurezze e oggi è uno dei più determinati.
FS: Quali sono i suoi obiettivi futuri come allenatore?
AR: Continuare a migliorarmi e a formare giovani calciatori con un approccio educativo, oltre che tecnico. Il mio obiettivo è far sì che ogni bambino che alleno esca dal campo con qualcosa in più, sia come giocatore che come persona.
FS: Se potesse dare un consiglio a un bambino che sogna di diventare calciatore, quale sarebbe?
AR: Divertiti, allenati con impegno e non avere paura di sbagliare. Il calcio deve essere prima di tutto passione, e se hai passione e dedizione, i miglioramenti arriveranno.